Credito al consumo: come funziona il prestito finalizzato a tasso zero

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La legge così definisce il credito al consumo:“il contratto con cui un finanziatore concede o si impegna a concedere a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria”. Rientrano in questa definizione tutte le concessioni di credito fatte da professionisti (banche o finanziarie, tipicamente) nei confronti di soggetti consumatori o che operano come tali. Costituiscono esempi di credito al consumo i prestiti finalizzati, cioè i finanziamenti collegati ad un contratto di acquisto di un bene di consumo (auto, mobili, ecc…) o di un servizio (viaggio, ecc…).  In questo caso il finanziatore paga direttamente al venditore, con il quale, di solito, ha una convenzione.

Definizione di credito al consumo

Si definisce credito al consumo il contratto con cui un finanziatore concede a un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria.

Si tratta di un prestito finalizzato a breve termine concesso ad un soggetto privato e finalizzato a finanziare esclusivamente consumi e spese private e familiari. Come menzionato prima, il credito al consumo può essere richiesto a finanziatori quali banche o società finanziarie, che a loro volta possono avvalersi di intermediari – agenti e mediatori creditizi. Inoltre, è possibile richiedere direttamente il finanziamento ai punti vendita in cui si intende effettuare l’acquisto di un bene o servizio. In questo caso, il punto vendita possiede una convenzione con un istituto di credito.

Il prestito finalizzato rientra proprio in questa categoria. Si tratta di un prestito personale riservato ai consumatori e pertanto non viene concesso alle imprese o a persone che intendono finanziare la propria attività.

Cerchiamo di capire qual è il suo funzionamento e quali sono le garanzie richieste.

Che cos’è il tasso di interesse

Puntualmente, ognuno di noi, ha almeno una volta sentito l’espressione “tasso di interesse”. Espressione che spesso rimane un concetto astratto e di non facile comprensione. Vediamo quindi nello specifico una definizione semplice e che possa aiutare alla comprensione seguente sul “tasso zero”. Il tasso di interesse è un concetto fondamentale e che funge da perno all’interno del mondo finanziario. Comprendere che cosa sia il tasso di interesse e come questo venga applicato nel mondo finanziario è importante per capire il ritorno dei propri investimenti e formulare una strategia efficace per far fruttare i risparmi.

Non esiste un tasso di interesse unico, ma esso varia a seconda del tipo di strumento finanziario su cui si decide di investire e anche dall’operatore economico a cui ci si affida. Il tasso di interesse poi non è necessariamente un costo per i risparmiatori, ma può essere anche un vantaggio e una remunerazione che porta profitto dai propri investimenti.

Vediamo con una formula semplice che cosa intendiamo. Il denaro gratis non esiste. Se chiedi un prestito il finanziatore ti chiederà di restituirgli un po’ di più di quello che ti ha prestato. Quel “po’ di più” è il tasso di interesse, calcolato in percentuale sulla somma originaria.

Il tasso di interesse è una variabile fondamentale all’interno dei mercati finanziari e la sua oscillazione influenza le decisioni di investitori e operatori di borsa. Ma che cosa si intende esattamente con questo termine in modo più tecnico?

I tassi di interesse rappresentano il costo che colui che emette un prestito addebita a colui che lo riceve in un determinato periodo di tempo. Tale valore, espresso in percentuale e calcolato sulla base del totale prestato, indica quindi quanta parte della somma data in prestito debba essere corrisposta come interesse appunto alla fine del tempo preso in considerazione.

Il debitore deve infatti impegnarsi a pagare una somma superiore a quella ricevuta: la differenza fra questi costi rappresenta il tasso di interesse. Ogni operatore finanziario ha un costo e quest’ultimo corrisponde al tasso di interesse.

Un’altra caratteristica essenziale di queste percentuali è poi il regime di capitalizzazione degli interessi che può essere di due tipi:

  • semplice, quando l’interesse è proporzionale al tempo e al capitale;
  • composto, nel caso in cui l’interesse, anziché essere pagato o riscosso, viene aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto.

Vediamolo in modo più pratico. Il tasso di interesse semplice, o nominale, si basa sull’importo originario prestato o risparmiato:

  • Interesse semplice = capitale x tasso di interesse annuale x anni

Con un tasso di interesse composto, l’interesse è calcolato ogni anno in percentuale sul capitale più eventuali interessi maturati:

  • Interesse composto = (capitale + interessi maturati) x tasso di interesse annuale

Come varia

Gli interessi bancari si differenziano in due macro-categorie:

  • interessi attivi, ovvero le percentuali che la banca deve corrispondere ai risparmiatori per aver ricevuto da questi ultimi della liquidità su strumenti finanziari (è questo il caso in cui il soggetto può guadagnare con i tassi di interesse);
  • interessi passivi, che costituiscono invece ciò che i clienti devono versare alla banca in caso stipulino con essa un contratto di mutuo o di prestito, e vengono di solito identificati con TAN e TAEG.

Per il calcolo degli interessi su una somma depositata su un conto corrente o un conto deposito basterà moltiplicare il capitale per l’interesse annuo e per il numero di anni, espresso in giorni per cui dura il vincolo, il tutto da dividere per 36500. I tassi di interesse variano ovviamente in base alla banca a cui si decide di affidare il proprio capitale, e per questo è molto importante valutare bene quale sia il miglior conto di risparmio confrontando online le diverse alternative.

Stiamo parlando del Tan (tasso annuo nominale), che è il tasso di interesse puro applicato a un prestito, e il Taeg (tasso annuale effettivo globale), ovvero la misura che racchiude il costo di un’operazione di finanziamento e include tra le varie voci le spese di apertura e di gestione pratica. Sia il Tan che il Taeg vengono ‘diluiti’ nel piano di rimborso.

Cos’è il Tan

Il TAN è il tasso di interesse puro applicato al finanziamento: è l’interesse annuo calcolato sul prestito, quindi la somma in più che va versata a colui che ha concesso il finanziamento al termine dell’anno, maturata sull’importo erogato.
Tuttavia questo non si verifica nei normali piani di ammortamento di prestiti e mutui, nei quali l’interesse viene pagato diviso in rate a scadenza. Quando si calcola la ripetizione delle quote di interesse, il tasso effettivo di interesse non coincide con il tasso di interesse nominale, ma risulta superiore. In caso di rimborso rateale degli interessi, il tasso effettivo supera il TAN, perché sono presenti altre spese. È qui che entra in gioco il TAEG.

Cos’è il Taeg

Il TAEG è un tasso che non si applica sul calcolo delle rate di rimborso, ma è l’indicatore che dichiara il costo globale del prestito o del mutuo e comprende anche le spese che risultano obbligatorie ai fini di apertura e pagamento del finanziamento. Non sono invece incluse nel TAEG, le spese di perizia e le spese notarili e le imposte.

Il prestito finalizzato a tasso zero

Quando si vuole semplicemente incentivare l’acquisto, consentendo al consumatore di affrontare una spesa altrimenti insostenibile, ci troviamo di fronte ad un finanziamento finalizzato a tasso zero.

In casi come questi il credito può essere inteso come una sorta di “sconto”. Il venditore, infatti, ha tutto l’interesse a farsi carico dell’onere del finanziamento verso l’istituto o la società di credito. Si tratta ovviamente di una soluzione davvero vantaggiosa per l’acquirente perché prevede l’eliminazione totale dei tassi d’interesse, che spesso gravano di molto sulle rate del rimborso.

Il tasso zero reale

Come detto e spiegato in precedenza è raro che ci venga dato in prestito un credito senza un tasso di interesse. Si legge spesso di “finanziamenti a tasso zero”. Verificare che questi siano effettivamente dei “tassi zero” reali è necessario e doveroso.

Ciò che spesso non si conosce è che il tasso zero di solito annulla soltanto il Tan, quindi gli interessi, a differenza delle spese comprese nel Taeg, che restano quasi sempre a carico di chi richiede il prestito. A meno che l’offerta non preveda il ben più raro finanziamento a tasso zero reale o completo, con entrambi i tassi pari a zero.

Prima di accettare il finanziamento è perciò importante verificarne le condizioni economiche, controllando l’effettivo volume del Taeg. Visto come funzionano i finanziamenti a tasso zero, diciamo anche che questa tipologia viene applicata specialmente per l’acquisto di determinati beni di consumo come mobili, elettrodomestici e prodotti di elettronica in genere, meno invece per auto e moto. Il motivo è chiaro: trattandosi di beni solitamente molto costosi e non accessibili alla maggior parte dei consumatori, i commercianti cercano di incentivarne la vendita abbinandoli ad offerte molto vantaggiose.